Renato Simoncini, anima del Rigolo
Renato Simoncini, classe 1962, nasce odontotecnico. Ma la volontà dei genitori e, soprattutto degli zii, di vendere il ristorante di proprietà gli fa cambiare strada. A 20 anni decide che il ristorante non poteva essere venduto. “Ci sono cresciuto – dice l’attuale proprietario di Rigolo, in Via Solferino 11 a Milano – Era un pezzo della mia vita“. Deve però partire da zero, così, spinto anche dal padre, si reca a Londra dove comincia a lavorare nel più importante ristorante italiano della città. “Poi, un bel giorno, mio padre viene a Londra, si presenta al ristorante e mi convince a spostarmi a Brighton per fare il lavapiatti in una pizzeria. Perché conoscessi un altro aspetto del lavoro in un ristorante”. Tornato in Italia per aiutare lo zio materno nella gestione del suo ristorante di Parabiago, dopo due anni dai ritmi frenetici, approda definitivamente a Rigolo”
Anni ’80, un via vai di giornalisti e artisti
Erano gli anni ’80, gli anni della Milano da bere. Un coacervo di movimenti artistici, culturali e modaioli fanno del capoluogo meneghino un centro propulsivo di ogni tipo di tendenza. Un andirivieni forsennato di artisti, scrittori, uomini di cultura. A frequentare assiduamente Rigolo sono i giornalisti del vicinissimo Corriere della Sera. “A pranzo riempivano la sala, alla sera godevano delle speciali offerte che mio padre proponeva. Ai 180 coperti del pranzo si aggiungevano così i 200 coperti della sera, spalmati su due turni”. Non molto distante, anche la Pinacoteca di Brera. “Erano anni nei quali giovani artisti allora ancora sconosciuti frequentavano Rigolo perché sapevano che vi avrebbero trovato giornalisti, galleristi, persone anche facoltose“
Ai tavoli siedono anche poeti e scrittori
Non erano, però, gli unici ad apprezzare le loro opere. “Mio padre diceva che i giovani artisti andavano aiutati. Venti pasti per un quadro, così oggi mi trovo tanti quadri di artisti come Piero Manzoni, Enrico Baj, Arturo Vermi, Gianni Dova“. A sedere ai tavoli di Rigolo anche importi uomini di cultura come Dino Buzzati, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale. “Quasimodo e Montale si detestavano, non si potevano vedere. Il primo più cattivo, l’altro più signorile. Mio padre era comunque riuscito ad instaurare un ottimo rapporto con entrambi. Così una volta si sedeva a mangiare con uno, una altra volta con l’altro. Loro, quando ancora andavo a scuola, si fermavano con me per aiutarmi a fare i compiti”.
Non mancano le top model, ogni tanto spuntano anche personalità internazionali
Renato Simoncini è un fiume in piena, gli aneddoti si sprecano. “Ricordo che tra i nostri clienti c’era anche Mario Crepaldi, concessionario Ferrari che a suo tempo aveva donato dieci milioni di lire ad Enzo Ferrari per avviare la scuderia” Erano anche gli anni delle case di moda, non potevano quindi mancare le bellissime e strapagate Naomi Campbell, Eva Herzigova, Linda Evangelista, Claudia Schiffer. “Sempre accompagnate da qualche belloccio della Milano bene che offriva loro il pranzo. Un mondo, quello della moda, al quale non sono mai riuscito ad avvicinarmi. Mio padre me ne teneva a debita distanza per evitare che entrassi in quel giro“. Non sono poi mancate le frequentazioni internazionali. “Gianni Campagna, stilista che aveva uno showroom in Corso Venezia, vestiva Kofi Annan e Colin Powell. Li portava sempre da noi a mangiare“
Una clientela affezionata che ritorna, dal nonno al nipote
Una presenza costante, dal 1958. Rigolo è sempre li, con la sua vetrina con una Lettera22 in bella mostra (si dice sia quella usata da Indro Montanelli) e le sue pareti ricche di fotografie che richiamano momenti di vita milanese. Un luogo intriso di storia, ognuna delle quattro sale è dedicata ad una forma d’arte. Dalla satira alla fotografia, dalla pittura alla scrittura. Spesso luogo di eventi e serate a tema. Ma come si è adeguato Rigolo ai cambiamenti che hanno attraversato la città? “Cautamente innovativi, rimaniamo fedeli a noi stessi. Abbiamo clienti che vengono da noi da decenni. Tra loro, un signore di 94 anni presente ogni sabato sera per consumare un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino e un filetto alla brace. Un nonno che ha cinque nipoti, ne porta uno alla settimana così da fargli conoscere piatti della tradizione che probabilmente a casa non mangia“
Un viaggio tra tradizioni regionali ed un pizzico di creatività
La cucina è quella della tradizione toscana, alla quale si aggiunge una selezione di piatti tipici milanesi e di altre regioni italiane. Per i più giovani, qualche piatto innovativo che sposa le tendenze del momento. “Sono innovativi oggi, ma potrebbero diventare classici tra vent’anni“. Cotti a bassa temperatura, come il pescato del giorno abbinato ad una bottarga di tonno ed una tazzina di purea di pesca. “Per dare il giusto contrasto tra dolce e salato”. In carta anche i gamberi croccanti con una spuma di pomodoro e battuta di semi di finocchio e olive taggiasche. Ma anche ravioli di lattuga di mare e parmigiana con mazzancolle in salsa tonnata piuttosto che un risotto con coulis di San Marzano o triglie di scoglio e ricotta di fuscella. O ancora il filetto di pescato con pomodorini, olive, capperi e salsa al mirto.
Zuppa inglese, mai tolta da sessant’anni
Molti dei piatti di Rigolo sono quelli che la cucina faceva già negli anni ’70, mai abbandonati. Ad iniziare dai dolci .”Al Montebianco affianchiamo la classicissima zuppa inglese che da 50 anni facciamo con l’alchermes e il cioccolato. Un altro dolce che facciamo dal 1958 è il castagnaccio“. A ricordare questo particolare, una foto affissa sulla parete a fianco della cassa che ritrae il papà con in mano un castagnaccio. Negli anni si sono poi aggiunti la torta di mele e, più recentemente, il tiramisù. Tra i piatti salati non mancano il fritto di scampi e calamari ed i riccioli di bottarga di tonno di Favignana con soffritto di pomodoro. “Dalla nostra azienda toscana proviene poi il prosciutto crudo che tagliamo al coltello ed accompagniamo a fegatini di pollo“. Ovviamente, sempre presente, il risotto alla milanese.
Ad ogni proposta il suo giorno
La tradizione da Rigolo è sinonimo di regolarità. La proposta è rigorosamente programmata, cadenzata giorno per giorno. Dall’ossobuco in gremolada con risotto alla milanese del mercoledì al baccalà alla livornese del venerdì ed al rognone trifolato con polenta del sabato. Ogni martedì, il filetto alla Rigolo. “Il filetto viene cotto nel padellino con una noce di burro, poi viene bagnato con il cognac. Due minuti prima di fine cottura, viene aggiunta una salsa composta da senape, salsa worchester, tabasco, farina, salsa di acciughe, sale, pepe e, per legare il tutto, un goccio di panna. Una volta ristretta la salsa, viene servito“.
Carrello dei bolliti, richieste sin da settembre
Immancabile, tutti i giovedì a pranzo ed alla sera su prenotazione (da metà ottobre a metà marzo), il carrello dei bolliti. Per il quale arrivano richieste già da inizio settembre. Un viaggio gustativo tra nove tagli di carne (tra i i quali gallina, biancostato e cappello del prete) arricchiti da mostarda, cipolle rosse in aceto di vino, verdure sottolio fatte in casa, salsa verde, purè di patate e lenticchie. A servirlo, è da sempre, la Signora Vilma (la mamma di Renato). “Ogni mattina – conclude Renato Simoncini – arriva per prima, per controllare la linea. Una sicurezza in sala ed in cucina”








